TRA HEINRICH SCHLIEMANN E INDIANA JONES. La Sardegna è sempre stata un’isola molto ben frequentata dai turisti fin dal Paleolitico, quando era pressoché disabitata. Dal Neolitico antico (6000 a.C) cominciano a stabilirsi i primi nuclei sociali che daranno vita a una delle civiltà tra le più affascinanti dell’intero bacino del Mediterraneo, da cui discendono direttamente i Sardi. Facendo un salto temporale di qualche minuto, le testimonianze di costruzioni primitive risalenti al 3000 a.C. sono numerose, ma è nell’età del Bronzo Antico (1800-1600 a.C.) che si diffonde la misteriosa e intrigante “civiltà dei nuraghi”, che dà vita all’architettura megalitica in Sardegna: strutture imponenti come Su Nuraxi, Nuraxi ‘e Cresia, Genna Maria e altri nuraghi assumono per secoli il ruolo di centri attorni ai quali si svolge la vita delle comunità locali. Nonostante le varie teorie sulla loro effettiva funzione − depositi, torri di avvistamento, fortezze, dimore dei capi tribù, luoghi di culto e chissà cos’altro ancora − a tutt’oggi nessuna ipotesi prevale sulle altre. Tale incertezza fa di queste monumentali opere dell’uomo nuragico, comico e tragico, dei veri e propri scrigni che conserveranno forse per l’eternità i loro millenari segreti.
Orroli − Nuraghe Arrubiu
Intorno a Orroli orbita un sito archeologico di eccezionale interesse che fa capo al Nuraghe Arrubiu (nuraghe rosso), uno dei maggiori dell’isola e risalente al XIV secolo a.C. Vi consiglio di andarci. Pensate che la torre centrale è alta 16 metri (ma in origine erano 27) ed è circondata da ben cinque torri minori, al cui interno si apre un cortile e intorno alle quali si ergono altre otto torri, ampie muraglie di difesa e un villaggio rimasto abitato sino all’epoca romana. Si tratta dell’unico nuraghe “pentalobato” della Sardegna e ricopre complessivamente un’area di circa 5000 metri quadrati, ad acquistarlo oggi costerebbe un sacco di soldi. La sua struttura possente è costituita da massi di basalto rosso, da cui il nome Arrubiu (rosso). Nella torre maggiore è possibile ammirare la tholos (cupola) perfettamente integra, c’è perfino un tesoro sepolto all’interno di una massa di cenere e rimasto intatto: un vaso votivo usato per un rito propiziatorio in onore di qualche divinità. Gli studiosi hanno ritrovato anche numerosi resti di grandi anfore destinate alla raccolta di alimenti, mentre una delle torri (denominata “stanza delle donne”) ha restituito un gran numero di oggetti della quotidianità.
Serri − Santuario Nuragico di Santa Vittoria
Il santuario si trova nella giara di Serri a circa 600 m sul livello del mare, ricopre una superficie di circa quattro ettari e offre una vista panoramica sui territori circostanti. Venne alla luce grazie agli scavi condotti da Antonio Taramelli (1868 – 1939) tra il 1907 e il 1929, restituendoci un villaggio nuragico collocabile temporalmente tra il 1600 e il 900 a.C. Abbandonato per qualche tempo, il villaggio venne nuovamente frequentato in età punica (VI-III sec a.C.) poi romana (III sec a.C – II sec d.C) e infine bizantina (VI-IX sec). L’area archeologica è suddivisa in settori, fra cui il Sacro e il Civile: il primo si sviluppò intorno al pozzo, stupendo esempio architettonico dell’epoca in cui i riti religiosi animavano tutta la vita sociale della civiltà nuragica; nel secondo si distingue un ampio recinto, forse utilizzato per feste o quando ci si riuniva per il mercato del bestiame in occasione delle celebrazioni rituali. In effetti il periodo nuragico è avvolto nel mistero e tutto ciò che sappiamo è purtroppo basato su ipotesi.
Barumini − Su Nuraxi
L’imponente complesso archeologico Su Nuraxi di Barumini fu interamente riportato alla luce tra il 1949 e il 1956, sotto la direzione dell'archeologo Giovanni Lilliu. Dichiarato dall’Unesco “Patrimonio comune dell’umanità”, è il più possente dei complessi nuragici ed è ormai considerato un simbolo della Sardegna. Sorge a ovest del paese di Barumini, tra il margine occidentale del Sarcidano e della Marmilla, su un'altura dominante una vasta pianura a un'altitudine di 238 metri s.l.m. e si staglia inconfondibilmente lungo il profilo orizzontale dell’altopiano della Giara di Gesturi. La prima costruzione risale al 1450 a.C. ed è stata modificata e ampliata nel corso dei secoli sino a raggiungere le dimensioni attuali. Gli scavi hanno consentito di ripercorrere le diverse fasi della costruzione della reggia e del villaggio circostante, confermando la continuità di vita dell'intero complesso fino al I secolo a.C., in età romana. Il biglietto d’ingresso è di 7 € intero e 5 € ridotto (per minori di 18 anni).
Barumini - Palazzo Zapata / Nuraxi ‘e Cresia A volte la storia riserva belle sorprese, straordinarie coincidenze che fanno riflettere: è come se sotto il museo egizio del Cairo ci fosse una piramide. Perché dico questo? Pensate che a Barumini, durante lavori di restauro, sotto le fondamenta di Palazzo Zapata − destinato ad accogliere il museo della civiltà nuragica − è stato rinvenuto l’imponente complesso nuragico chiamato Nuraxi ‘e Cresia. Nel prezzo del biglietto d’ingresso Su Nuraxi è compresa la visita guidata del complesso archeologico, la visita a Palazzo Zapata e anche l’ingresso al centro congressi Lilliu che ospita esposizioni artistiche in modo permanente.
Gesturi − La giara
Camminare sulla giara, percorrere i suoi 14 chilometri di lunghezza attraverso i segni che l’uomo ha lasciato in 3500 anni, è un’esperienza extrasensoriale. Quarantacinque chilometri quadrati di rocce, boschi di leccio, sughere, macchia mediterranea, con un’altissima concentrazione di specie botaniche in un’area talmente ristretta da sembrare un museo naturale, un tempo circondato e forse difeso da ventitré nuraghi. Tutto ciò è la giara di Gesturi, un altopiano basaltico di origine vulcanica sorto per un capriccio creativo della natura. Situata nella Sardegna centro-meridionale a ovest del golfo di Oristano, tra la Marmilla, la Trexenta, il Sarcidano e l'Arborèa, la giara interessa i comuni di Gesturi, Tuili, Setzu e di Genoni estendendosi su una superficie di 42 kmq a circa 600 m sul livello del mare. Il nome italiano giara e il sardo jara sono usati per indicare alcuni altipiani basaltici, infatti oltre alla giara per antonomasia − di Gesturi − esistono la giara di Siddi e quella di Serri. Il termine deriva probabilmente da glarea, ovvero ghiaia, ruvido pietrisco misto a ciottoli che ricopre l’intera superficie dell’altopiano. La notorietà a livello internazionale della giara di Gesturi è dovuta alla presenza dei famosi cavallini che vivono allo stato brado, perfettamente integrati nell'ambiente. Il “cavallino della giara” (Equus Caballus Giarae) è un incrocio tra il cavallo e il pony, ha il manto scuro e l’altezza che in media raggiunge il metro e venti al garrese. La sua presenza sulla giara è antichissima, come alcuni siti archeologici stanno a testimoniare. Nei caratteristici paulis, depressioni dove l’acqua piovana viene trattenuta dal basalto, può capitare di osservare i cavallini che pascolano tranquilli. Secondo il periodo potrai assistere alle spettacolari fioriture di ciclamini, violette, splendide e coloratissime orchidee, zafferano selvatico (zaffaranu), anemoni, margherite, fiordalisi, biancospini e perastri. Spero di averti convinto.
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